Chi è Sanae Takaichi: metallara, amante dei motori e prima donna a diventare primo ministro in Giappone tra speranze e preoccupazioni.

Sanae Takaichi: un cambio di era nella politica giapponese

Sanae Takaichi è diventata, nell’ottobre 2025, il volto più visibile di un cambiamento insieme simbolico e pragmatico nella politica giapponese: la prima donna a ricoprire la carica di primo ministro nella storia del Paese, scelta al vertice di un partito che resta profondamente dominato da reti familiari, meccanismi di fazione e una lunga tradizione conservatrice. La sua ascesa non è arrivata come un fulmine a ciel sereno: più che una sorpresa è il punto d’arrivo di una traiettoria costruita in decenni dentro e attorno al Partito Liberal Democratico (LDP), in stretto dialogo con figure di primo piano come Shinzō Abe e con un profilo politico che coniuga nazionalismo, rilancio economico e attenzione ai temi della sicurezza. Da anni il Giappone è spesso oggetto di critiche da parte degli alleati occidentali per la sua apparente diseguaglianza di genere e questo cambio di leadership, al netto delle posizioni politiche del caso, è a tutti gli effetti un passo importante soprattutto nell’attuale panorama internazionale, dominato da figure maschili potenti e influenti.

Dalla prefettura di Nara ai palazzi di governo

Nata nel 1961 nella prefettura di Nara, Takaichi è entrata in parlamento all’inizio degli anni Novanta in un momento di grande frammentazione politica giapponese che combaciava con un forte rallentamento dell’economia dopo il boom degli anni 80, prima come indipendente e poi integrandosi nella galassia conservatrice che avrebbe dato forma al LDP contemporaneo. Ha ricoperto diversi incarichi ministeriali nel corso degli anni, tra cui più volte il dicastero degli Affari Interni e delle Comunicazioni, e si è fatta conoscere per un approccio diretto con l’elettorato e per un’immagine pubblica ben definita. Il suo percorso istituzionale ha consolidato relazioni robuste nelle strutture di potere del partito. Questo le sta garantendo in questi primi giorni come Primo Ministro, forte entusiasmo e supporto da parte dell’opinione pubblica nazionale.

Il filo di continuità con Shinzō Abe, l’interventismo statale e la simpatia per Margaret Thatcher

Il rapporto con l’ex premier Shinzō Abe è stato una delle leve cruciali della sua carriera. Takaichi ha sostenuto con convinzione la piattaforma economica “Abenomics” e la linea di politica estera orientata a un ruolo più assertivo del Giappone sul piano internazionale. La vicinanza politica si è tradotta in incarichi ministeriali di peso durante i governi Abe e nella condivisione di un’agenda rivolta al rafforzamento delle capacità militari e di deterrenza del Paese che sente la vicinanza con Russia, Cina e Corea del Nord come una potenziale minaccia. Il legame resta parte integrante della sua identità politica anche dopo la scomparsa di Abe, ucciso nel 2022 da un oppositore della Unification Church con cui Abe aveva legami tramite donazioni.

Lo scopo primario della dottrina “Abenomics” era quello di uscire dalla lunga stagnazione economica del Giappone tramite un piano composto da tre “frecce” (tre pilastri):

  1. una politica monetaria fortemente espansiva – con la banca centrale che punta a un’inflazione moderata (intorno al 2 %) e acquisto di attivi finanziari con l’adozione del quantitative easing (in seguito adottato da Mario Draghi in Unione Europea in risposta ad un Euro troppo forte con calo di export, rischio deflazione e tassi di interesse troppo alti per l’accesso al credito).

  2. La seconda freccia prevede un uso flessibile della politica fiscale, con stimoli mirati per sostenere la domanda interna e consolidare la crescita. Insomma, lo Stato come figura interventista a guida dell’economia nazionale per sollecitare investimenti e crescita in settori strategici e competitivi.

  3. La terza freccia riguarda le riforme strutturali: liberalizzazione, miglioramento della competitività delle imprese, apertura dei mercati, riforme del lavoro, dell’agricoltura e delle infrastrutture con forte attenzione al settore militare, punto cruciale e controverso della politica di Abe e ora di Takaichi.

Inoltre, Takaichi ha spesso apprezzato la figura di Margaret Thatcher che vede come un modello al quale ispirarsi, seppur tradotto ai bisogni della contemporaneità.

Una giovane Takaichi al fianco dell’Iron Lady originale, Margaret Thatcher

Una conservatrice in prima linea: le opinioni più discusse

Sul piano delle idee e delle posizioni pubbliche, Takaichi ha spesso rappresentato l’ala più marcatamente conservatrice del LDP. Tra i temi più evidenti figurano il sostegno alla revisione dell’articolo 9 della Costituzione, la clausola pacifista promulgata nel 1947 imposta dagli Stati Uniti dopo l’armistizio che recita tra l’altro che «le forze armate, come terreno, mare e aria, non potranno mai essere mantenute». Takaichi ritiene che l’attuale formulazione della Costituzione limiti la capacità del Giappone di agire come soggetto pienamente sovrano nella sfera della difesa e della sicurezza. In più occasioni ha dichiarato che la riforma è «necessaria» per adattarsi a un contesto regionale che lei giudica «molto più instabile di quanto non fosse al momento della stesura della Costituzione del dopoguerra». La sua posizione è dunque fondata su due linee principali: da un lato il rafforzamento dello Stato nipponico nel quadro delle alleanze internazionali e delle minacce emergenti; dall’altro la volontà di riconoscere in Costituzione le forze armate dello Stato, cioè le Forze di Autodifesa del Giappone (SDF), come realtà permanente e legittimata. Per questo l’incontro di questi giorni con il Presidente americano Donald Trump sarà cruciale per risolvere questa questione e quella dei dazi che hanno colpito anche il Giappone che ha storicamente un surplus economico con gli USA. Ci si può aspettare verosimilmente una revisione dei dazi a patto che il Giappone investa maggiormente in armamenti Made in USA e sia disposto ad aprire maggiormente il suo mercato automotive.

Takaichi si conferma una conservatrice “di ferro” con la sua contrarietà a modifiche nelle politiche familiari come la possibilità di cognomi diversi per i coniugi e la netta opposizione al riconoscimento del matrimonio omosessuale pur non condannando moralmente i diversi orientamenti sessuali o identità di genere; tutto in ottica di promuovere invece politiche familiari per l’aumento della natalità e far ritornare la famiglia come motore centrale della società. Il Giappone infatti è noto soffrire di un fortissimo calo demografico, una reale minaccia alla stabilità della sua economia e del sistema pensionistico.

A tal proposito, il tema dell’immigrazione è ora tra i più centrali nel dibattitto pubblico. Storicamente il Giappone è da sempre un paese a bassa immigrazione, anche dovuto dalla sua posizione geografica remota e isolata e a barriere culturali, linguistiche e burocratiche eccezionalmente ostiche. Più recentemente, gli effetti della globalizzazione, dello yen basso e di un aumento di popolarità del Giappone sui social media, ha reso il Paese una meta attraente non solo per l’immigrazione ma anche per il turismo di massa. Questi fenomeni, legati a incidenti particolarmente pubblici e virali riguardanti stranieri eccezionalmente cafoni e maleducati, ha aumentato il desiderio già radicato di protezione dei confini e preservazione di una forte identità nazionale nipponica. Eppure il Giappone, proprio a causa del suo forte calo demografico, ha oggettivamente bisogno di immigrazione esterna per supportare la sua economia. Takaichi ha recentemente dichiarato di essere pronta a rimettere in discussione le sue posizioni in tema di convivenza tra giapponesi e stranieri, ma si è detta fermamente convinta della necessità di un sistema di regole condivise e ferree e della necessità di agire in caso di violazioni e abusi. Si vuole anche dare priorità a una immigrazione qualificata e selezionata e potenziare programmi di scambio culturale tramite visti e permessi temporanei agevolati a determinate condizioni.

Infine le sue visite al santuario di Yasukuni dedicato ai caduti di guerra — luogo controverso e simbolico per il nazionalismo — sono state un elemento ricorrente della sua comunicazione pubblica. Molti temono che un eccesso di patriottismo, possa portare ad un oscurantismo o revisionismo storico riguardo le pagine più scure e controverse della dittatura militare Giapponese della prima metà del Novecento, argomento che mette a disagio i Paesi del resto dell’Asia.

Economia e sicurezza: le priorità dichiarate

Le linee programmatiche illustrate alle porte del suo governo convergono su due assi centrali: rilancio economico e sicurezza nazionale. La premier ha richiamato l’urgenza di contrastare l’aumento dei costi della vita con misure di stimolo mirate, proteggere le filiere industriali strategiche come Intelligenza Artificiale, rafforzare la cybersicurezza e investire nelle capacità difensive, in una fase geopolitica percepita come delicata da larga parte dell’establishment giapponese. Questo come visto sopra sono assi fondamentali della dottrina Abenomics.

Un partito a rischio di instabilità

L’arrivo di Takaichi a capo del governo coincide con una fase di transizione interna al LDP. Dopo la rottura con il partito Komeito, alleato storico per decenni, la premier ha costruito una maggioranza alternativa spostata più a destra, che offre libertà programmatica ma presenta rischi di instabilità in quanto certamente più polarizzante anche all’interno dello stesso partito che coltiva più anime, anche moderate e centriste. La capacità di navigare tra gli equilibri parlamentari e la gestione delle coalizioni si profila come uno dei banchi di prova più significativi del suo mandato, il tutto acuito dalle riserve culturali nei suoi confronti in quanto donna alla guida del Paese.

Una vittoria maturata nel tempo, con l’aiuto di una personalità rock

Dopo due precedenti tentativi non coronati da successo, la vittoria di Takaichi nel 2025 è apparsa come la conclusione naturale di una costruzione politica costante e inesorabaile. La composizione del suo primo gabinetto ha privilegiato volti legati alla continuità politica, suscitando osservazioni sulla limitata presenza femminile e su quanto la sua leadership possa davvero aprire una breccia nella rappresentanza di genere in Giappone. Detto questo, la sua forza e determinazioni sono innegabili e rispettate da gran parte della società. La perseveranza dimostrata nella sua carriera è ora motivo di orgoglio e ispirazione per il popolo giapponese. Il fatto che Takaichi sia appassionata di auto e moto e una nota metallara (suona la batteria e si diletta al karaoke su brani di Black Sabbath, Deep Purple, Iron Maiden, X Japan e B’z) la rendono anche una figura pop carismatica e vicina alla fetta di popolazione più artistica e liberale.

Lo sguardo rivolto ai partner internazionali

Sul piano esterno, i primi messaggi della premier hanno ribadito che l’alleanza con gli Stati Uniti resta «priorità assoluta» per la sicurezza nazionale, mentre i rapporti con Cina e Corea del Sud si confermano complessi nonostante abbia scherzosamente detto di apprezzare la skincare coreana e i K-Drama. Il primo incontro internazionale si sta verificando in queste ore con l’arrivo di Trump in Giappone in data 27 ottobre 2025 e Takaichi è già decisa a rafforzare questa alleanza.

Gli interrogativi del futuro

Personalmente riconosco che il Giappone è da sempre una società spiccatamente tradizionalista e conservatrice. Infatti, sono questi gli elementi che hanno permesso il consolidamento di tutte quelle tante buone pratiche spesso molto apprezzate da noi turisti occidentali: le buone maniere, la pulizia, il rispetto dello spazio pubblico e degli altri, il silenzio, il rigore, la disciplina, la forte identità culturale, una spiritualità diffusa e laica, accessibile a tutti. Rinnegare tutto ciò in nome di un progressismo estremo trovo sia poco realistico e probabilmente non utile al Giappone.

Detto questo, la figura di Takaichi presenta una combinazione peculiare: la rottura simbolica del tetto di cristallo, ottenuta però nel solco di una piattaforma conservatrice a tratti controversa, evento non diverso da ciò che si è verificato in Italia con Giorgia Meloni. Ci si interroga dunque su come questa convergenza influenzerà il percorso del Giappone nei prossimi anni: se aprirà un ciclo di rinnovamento strutturale e culturale o rappresenterà un’eccezione storica all’interno dei meccanismi consolidati della politica nazionale, in cerca di una crescita economica e di rilevanza sullo scacchiere internazionale.

La prova si giocherà sulle politiche economiche, sulla tenuta della maggioranza e sulla gestione delle relazioni interne ed estere, perché alla fine il successo (o insuccesso) nell’economia è spesso ciò che lascia più il segno dell’operato di un governo, al netto dei buoni propositi su temi civili, sociali e culturali.

Buon lavoro, Takaichi San!


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Pippo Senpai

Sono Filippo, analista software sabaudo con un amore smodato per il Giappone e la passione per le arti e la scrittura. Forse la mia anima è giapponese? O forse sono solo un nerd. Ho creato Walk of Japan per dare ordine alle mie avventure e ai miei pensieri e condividere tutto questo nel modo a me più congeniale: attraverso la comunicazione digitale e le mie competenze IT. Spero questo portale possa diventare il tuo compagno di viaggio in Giappone. Buona avventura!

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