I Santuari Più Belli del Giappone: Izumo Taisha
Nel cuore della prefettura di Shimane, lontano dalle traiettorie più battute del turismo di massa, sorge uno dei santuari più importanti del Giappone: l’Izumo Taisha. Luogo sacro shintoista tra i più antichi del Paese, questo santuario è un vero e proprio crocevia, un punto in cui mito, storia, architettura e sentimento popolare si intrecciano da oltre un millennio. Nell’articolo di oggi, condivido tutto ciò che ho imparato visitando questo incantevole posto.
Ingresso del santuario. Foto di Walk of Japan
Secondo la tradizione, Izumo Taisha è intimamente legato a Ōkuninushi no Ōkami, la divinità che, nel pantheon shintoista, viene ricordata come il grande artefice della creazione della terra del Giappone. È una figura complessa, al tempo stesso dio dell’amore, delle relazioni, della prosperità e della guarigione. La fondazione del santuario è avvolta nella leggenda: si narra che, una volta ceduto il dominio del mondo agli dèi celesti, Ōkuninushi ricevette in cambio l’onore immenso di essere venerato in un santuario di dimensioni colossali, degno della sua grandezza. E questo santuario sarebbe diventato proprio Izumo Taisha che di fatti è enorme.
Le prime attestazioni storiche scritte risalgono all’VIII secolo, con il “Kojiki” e il “Nihon Shoki”, i testi fondativi della mitologia e della storia giapponese, che già parlano di Izumo come di un luogo centrale nel rapporto tra uomini e divinità. Nei secoli, il santuario ha attraversato distruzioni, incendi, ricostruzioni rituali e trasformazioni politiche, senza mai perdere il suo ruolo spirituale. Anzi, paradossalmente, la sua lontananza dalle capitali imperiali lo ha protetto dalle manipolazioni del potere, permettendogli di conservare un’aura di sacralità primitiva. Tanti si recano qui in pellegrinaggio o come meta spirituale. In ogni caso, è un luogo turistico di spicco.
Un donna che passeggiava con il suo cane verso il santuario. Foto di Walk of Japan
L’architettura del complesso è uno dei suoi tratti più affascinanti. Il padiglione principale, l’honden, è costruito nello stile arcaico chiamato taisha-zukuri, precedente persino a quello del celebre Ise Jingū. La struttura appare solenne, con il tetto spiovente che si innalza al centro del piazzale. Ma ciò che colpisce davvero è la consapevolezza che, in passato, l’honden dovesse essere immensamente più alto di quello attuale. Scavi archeologici hanno portato alla luce enormi pilastri di legno che suggeriscono un edificio alto fino a 48 metri, una vera torre sacra che avrebbe dominato la pianura costiera. Immaginarlo svettare tra la nebbia dell’antico Giappone è sblorditivo.
Prima ancora di arrivare all’edificio principale, il visitatore attraversa un lungo viale di pini che sembra preparare lo spirito all’incontro con il divino. Una delle immagini più iconiche di Izumo Taisha è senza dubbio l’enorme shimenawa, la corda sacra intrecciata in paglia di riso che pende davanti alla sala di preghiera. È tra le più grandi del Giappone, pesantissima, simbolo tangibile del confine tra il mondo umano e quello degli dèi. Ho un bel ricordo di questa passeggiata verso l’ingresso perché ho seguito una signora con un cane, che si fermava e si inchinava ad ogni torii in pietra lungo la strada e faceva foto al suo bellissimo animale.
La struttura principale. Foto di Walk of Japan
Izumo Taisha è anche conosciuto come il santuario dell’amore e delle relazioni. Ma non si tratta di un amore esclusivamente romantico: qui si prega per ogni tipo di legame, dalle amicizie ai rapporti familiari, dalle alleanze professionali agli incontri che cambiano una vita ma certamente i legami coniugali sono forse i più celebrati qui. Il motivo è legato a una delle credenze più affascinanti dello shintoismo: ogni anno, nel decimo mese del calendario lunare, tutti gli dèi del Giappone si riuniscono a Izumo per decidere i destini delle relazioni umane. Mentre nel resto del Paese quel mese viene chiamato “Kannazuki”, il mese senza dèi, a Izumo prende il nome opposto di “Kamiarizuki”, il mese in cui gli dèi sono presenti. È un’inversione che rafforza l’idea di Izumo come centro invisibile delle connessioni spirituali del Giappone.
Questo legame con il destino e con gli incontri ha reso Izumo Taisha un luogo di pellegrinaggio per generazioni di giapponesi. Non è raro vedere coppie giovani, famiglie, anziani, tutti raccolti nello stesso gesto rituale, con due inchini profondi, quattro battiti di mani e una preghiera silenziosa. Le quattro battute, invece delle più comuni due, sono un tratto distintivo del santuario, e sembrano voler amplificare il rito, come se qui fosse più importante e più entito. Credo, se non erro, che visitare Izumo almeno una volta nella vita sia un po’ un dovere morale di un buon giapponese.
Dettaglio dello Shimenawa. Foto di Walk of Japan
Raggiungere Izumo Taisha oggi è più semplice di quanto si possa immaginare, anche se resta un viaggio che richiede intenzione. Da Tokyo si può volare fino all’aeroporto di Izumo Enmusubi e da lì proseguire in treno o in autobus. In alternativa, il viaggio in treno attraverso la regione del Chūgoku regala scorci rurali, risaie, montagne e, infine, la vista del Mare del Giappone, che accompagna Izumo come una presenza silenziosa. Io personalmente, sono arrivato da Tottori e Matsue, anch’essi luoghi incantevoli e poco proposti da agenzie e viaggi di gruppo, eppure non lontani da Osaka.
Ed è proprio il mare a dare al santuario una dimensione ulteriore. Poco distante si trova Inasa no Hama, la spiaggia sacra dove, secondo la tradizione, le divinità sbarcano per raggiungere Izumo durante il mese della loro assemblea. Camminare su quella sabbia al calar del sole, con l’orizzonte che si tinge di rosso e viola, è un’esperienza che difficilmente si dimentica, anche per chi non si considera religioso. Io purtroppo non ho fatto in tempo a recarmi qui, ma consiglio di fermarsi una notte in zona e provare l’emozione. Dopotutto, la strada principale del paese che conduce al grande santuario, è ricca di ristoranti, cafè e negozi tradizionali pertanto fermarsi qualche ora in più è molto piacevole.
Non meramente luogo turisitco, il santuario entra nelle storie di famiglia, nei ricordi d’infanzia, nelle speranze per il futuro. Le feste stagionali scandiscono l’anno, le processioni rinnovano il legame con gli antenati, e ogni ricostruzione rituale dell’honden, che avviene ciclicamente, diventa un evento collettivo.
In un Giappone spesso raccontato attraverso l’iper-modernità di Tokyo, le luci al neon e la tecnologia, Izumo Taisha rappresenta il contrappunto perfetto: un luogo in cui la spiritualità si manifesta tanto nel luogo quanto nelle persone che lo vivono. È un Giappone che amo, spirituale ma mai bigotto e giudicante, sempre molto accogliente e rincuorante.
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