Tokyo non è una città: è un continente urbano. Dove dormire, come muoversi e come non sprecare tempo nella metropoli più complessa del mondo (galleria fotografica)
Tokyo è enorme. Non “grande”: enorme nel senso geografico, logistico e mentale del termine. Per dare un riferimento concreto: l’area metropolitana di Tokyo, conosciuta come Greater Tokyo, copre oltre 13.500 km², una superficie paragonabile (e in alcuni casi superiore) a quella di regioni italiane come l’Abruzzo o il Molise. Questo è l’agglomerato urbano continuo che si estende oltre i confini ufficiali della prefettura omonima. Eppure anche “solo” i 23 special wards (i quartieri centrali) superano abbondantemente i 600 km² e, molto spesso, solo alcuni di essi sono coinvolti dal turismo.
Shinjuku. Foto di Walk of Japan
Ma la vera complessità di Tokyo non sta solo nelle dimensioni: sta nel fatto che non esiste un centro unico, bensì decine di centri, ciascuno con una propria identità, storia, pubblico, ritmi e… stazioni ferroviarie collegate come un circuito elettrico.
Il vero rischio non è perdersi — la segnaletica funziona — e perdersi a volte è l’essenza del viaggio stesso, ma sprecare tempo nel tentativo di andare da punto A a punto B. Ed è proprio il tempo, più che la distanza, la variabile decisiva.
Appunto… perso a Tokyo nei dintorni tra Chiyoda e Ueno. Foto di Walk of Japan
Una città senza centro
Chi arriva da una capitale europea cerca istintivamente “il centro storico”. A Tokyo, questa ricerca è destinata a fallire. Come dicevo, non esiste un cuore unico, ma una costellazione di poli urbani, ciascuno con una propria identità, una storia e un fascino turistico unico, e uno scopo urbanistico a volte specifico.
Ogni quartiere ruota attorno a una stazione ferroviaria. Alcune di queste, come Shinjuku o Tokyo Station, sono vere città sotterranee: chilometri di corridoi, decine di linee, flussi continui di persone. La famosa linea JR Yamanote (sulla quale è inevitabile cadere almeno una o due volte), che disegna un anello attorno ai quartieri più noti, è spesso la prima ancora di salvezza per chi visita Tokyo, ma non basta a raccontare la complessità della rete. Muoversi richiede metodo. Anche due quartieri “vicini” sulla mappa possono richiedere molti minuti di spostamento.
Chiyoda. Foto di Walk of Japan
Shibuya e Harajuku: l’estetica della giovinezza
Shibuya è l’immagine che molti hanno in mente quando pensano a Tokyo: schermi giganti, incroci iconici, energia continua, negozi di vestiti di ogni genere. In assoluto il mio quartiere preferito per lo shopping. Harajuku, a pochi minuti a piedi, è invece il laboratorio della moda giovanile, dove lo stile diventa linguaggio identitario. Negli anni ha perso molto della sua anima, ma rimane un luogo iconico e divertente da visitare. Sono peraltro molto amareggiato dalla chiusura della vecchia e iconica stazione, ora sostituita da una moderna costruzione in vetro e acciaio, ma come si sa Tokyo è una città che non si ferma mai ed è in continua evoluzione ed espansione — una scusa in più per tornare sovente e riscoprirla di volta in volta.
Shibuya. Foto di Walk of Japan
Shibuya e Harajuku sono legati alla cultura pop, al consumo rapido, alla sperimentazione estetica: qui è tutto bello, anche uno stupidissimo incrocio urbano è diventato il volto di un’intera nazione. Incredibile! Perfetti per respirare la Tokyo più contemporanea, meno per chi cerca silenzio o tradizione. Tantissimi qui i negozi, negozietti e ristoranti di ogni tipo. I centri commerciali multipiano sono infiniti e, in generale, questa è una zona perfetta per souvenir e regali: Muji, Uniqlo, Donki, Tower Records, Disk Union, Sailor Moon Store…
Otaku paparazzato a Shibuya. Foto di Walk of Japan
C’è anche un’ottima clinica medica (Karada) per chi dovesse aver bisogno di una visita medica o farmaci in caso di emergenza, con servizio in inglese. Shibuya Sky, infine, offre una vista mozzafiato, sebbene sia un’attrazione inflazionata e affollata.
Pro tip: Shibuya 109 e Magnet sono due negozi multipiano iconici e famosissimi, rispettivamente per ragazze e ragazzi, e sono davvero imprescindibili, ma consiglio di passeggiare anche nelle vie minori attorno allo scramble crossing. Questi quartieri sono anche zone strategiche per chi vuole partecipare a concerti ed eventi presso l’arena Yoyogi National Gymnasium.
Shibuya. Foto di Walk of Japan
Shinjuku e Kabukicho: il ventre notturno della città
Se Shibuya è giovane, Shinjuku è instancabile. È il quartiere dove si mangia e si beve fino a tardi, dove i salaryman si rifugiano negli izakaya, i turisti si ubriacano e dove la notte diventa infinita. Tipico è fermarsi fino a tardi, perdere l’ultimo treno e aspettare l’alba assieme ad altre migliaia di persone. Incredibile vedere la stazione affollata alle 6 di mattina!
Kubikicho. Foto di Walk of Japan
La sua stazione, infatti, è la più trafficata del mondo e questo la rende anche uno dei nodi logistici migliori e peggiori come base per l’hotel: è vero che da qui si raggiungono praticamente tutti gli angoli della città e altre zone turistiche fuori Tokyo (molti collegamenti via bus sono strategici e partono da qui), ma non bisogna dimenticare che Shinjuku è spostata molto a ovest ed è un centro nevralgico enorme, affollato e disteso. Muoversi quotidianamente in questo groviglio di uscite, piattaforme e mezzi di trasporto può essere stancante e controproducente, soprattutto per pernottamenti brevi.
Kabukicho. Foto di Walk of Japan
Il parco Shinjuku Gyoen è il posto perfetto per fare un picnic in compagnia e godersi il relax della natura, proprio in uno dei cuori più vivaci e vibranti della capitale. Una bella dualità che questo quartiere offre in modo estremo!
Shinjuku Gyoen. Foto di Walk of Japan
Pro tip: Kabukicho, con il suo Golden Gai, il dedalo di piccoli bar, è il cuore della movida. Questa zona è talmente scalmanata e vivace che sembra di uscire dal Giappone e trovarsi improvvisamente in Europa. Consiglio quindi cautela: sebbene Tokyo sia una città sicura, Kabukicho è afflitta da piccole truffe e alcuni tafferugli urbani dovuti all’uso smodato di alcol e al minor rispetto delle famose regole non scritte giapponesi. Diffidate dai “buttadentro”, da chi approccia i turisti per strada, dai “menù in inglese con sovrapprezzo”. Se avete la possibilità di vivere questo luogo in compagnia di persone del posto, tanto meglio! In alternativa è bene selezionare un locale in anticipo, leggendo bene le recensioni e le modalità di ingresso, consumazione e pagamento. Ci sono comunque catene affidabili e trasparenti come karaoke, ristoranti e centri commerciali noti in tutto il Paese.
Shinjuku Gyoen. Foto di Walk of Japan
Akihabara e Ikebukuro: il paradiso degli otaku per anime, videogiochi, collezionismo e tecnologia
Akihabara evoca subito vie piene di negozi con esposti milioni, miliardi di piccoli oggetti di elettronica e collezionismo. Un buco nero di tentazioni senza fine: fare attenzione! Qui è possibile perdere il controllo e acquistare davvero una quantità ridicola di oggettistica particolare e introvabile altrove, dai prezzi vertiginosi!
Akihabara. Foto di Walk of Japan
Ikebukuro, spesso sottovalutato, è una versione più estesa e forse più vivibile dello stesso universo, con grandi centri commerciali e una scena culturale otaku molto attiva, con bar e ristoranti a tema, un mega Pokémon Center, schermi, cinema e artisti di strada. Vicino alla stazione ci sono anche tanti izakaya e localini disseminati in piccole vie retrò che offrono un mondo più tranquillo e tipico rispetto ad Akiba.
Decorazione a tema Evangelion. Akiba. Foto di Walk of Japan
Pro tip: se sei un otaku come me, consiglio di avventurarti in questi quartieri con una lista limitata di cose da trovare e comprare (ad esempio 1–2 Pokémon, un’action figure, un gacha ecc.). Se non ci si pone un limite in entrata, si rischia davvero di perdere la testa!
Ikebukuro. Foto di Walk of Japan
Ueno, Ameyokocho e Nippori: la Tokyo vintage popolare
Ueno è mercato, street food, parchi, musei. Ameyokocho è affollata ma autentica, imperfetta e variegata, con le sue influenze americane e orientali che si trovano sotto il passaggio ferroviario sopraelevato, protagonista indiscusso di alcuni dei migliori scatti di street photography. Nippori, poco distante, è più tranquilla, quasi residenziale, e offre al tramonto un panorama suggestivo dalle gradinate di Yanaka Ginza.
Ameyokocho. Foto di Walk of Japan
Qui trovi, oltre agli immancabili izakaya, tante botteghe di artigiani orientali e medio-orientali e un’atmosfera più retrò fatta di piccole vie e palazzi bassi, un po’ vetusti. Questa zona restituisce una Tokyo meno patinata, più quotidiana, e ha un vantaggio pratico non da poco: il collegamento diretto con l’aeroporto di Narita — notoriamente distante e poco pratico.
Nonnino che prega ad un piccolo santuario shintoista a Yanaka Ginza, Nippori. Foto di Walk of Japan
Inoltre, Ueno rimane un punto nevralgico fondamentale vicino a tutto: Akihabara, Kanda, Tokyo Station, Asakusa e anche Minato sono facilmente accessibili da questa stazione. Si tratta dunque di una stazione enorme, startegica e molto ben servita con collegamenti, ristoranti e attività.
Ueno. Foto di Walk of Japan
Pro tip: per ottimizzare gli spostamenti e il numero di esperienze, anche culinarie, consiglio di evitare il cibo nei famosi musei del parco di Ueno (tutti interessanti, soprattutto in giorni di maltempo come ripiego) e nei centri commerciali, privilegiando invece piccoli izakaya fumosi pieni di nonni a Nippori e Ueno, quartieri tra i più caratteristici per sfondarsi di birra e piccoli piatti uno dopo l’altro.
Yanaka Ginza, Nippori. Foto di Walk of Japan
Jimbocho e Ochanomizu: la città che legge
Ci sono quartieri che non cercano di impressionare. Jimbocho è uno di questi: librerie specializzate, editori storici, caffè silenziosi. Ochanomizu aggiunge università, musica, strumenti e una dimensione più dedicata all’hobbistica: qui, infatti, è pieno di negozi di settore come alpinismo, sci, pesca e mille altri sport. Qui si trova il flagship store di Mizuno.
Jimbocho. Foto di Walk of Japan
I due quartieri limitrofi sono incastrati tra il fiume Kanda e i giardini del Palazzo Imperiale. Sono un paradiso per fare trainspotting e fotografare vetrine e bancarelle piene zeppe di libri di ogni genere, un contrasto particolare e silenzioso con l’urbanistica circostante, tra cui l’enorme Tokyo Dome City poco a nord. È una Tokyo intellettuale, instagrammabile ma non banale, che dice molto dell’anima culturale della città.
Ochanomizu. Foto di Walk of Japan
Pro tip: questi due quartieri possono essere una soluzione ideale per pernottamenti di lunga durata. Sono relativamente ben collegati ma non presi d’assalto come stazioni più nevralgiche e turistiche. Inoltre, la presenza di studenti universitari e di interessi di settore più di nicchia e lenti (lettura, pesca, sport stagionali…) attira una popolazione generalmente più silenziosa e selezionata.
Ochanomizu. Foto di Walk of Japan
Asakusa e Sumida City: la memoria che resiste al turismo di massa
Asakusa è il quartiere della tradizione, dei templi, delle strade che conservano celebrazioni antiche, seppur in un contesto urbano ormai “contaminato” dalla modernità. È anche molto turistica, ma non per questo priva di fascino. Appena oltre il fiume Sumida si staglia l’altissimo SkyTree.
Senso-ji. Foto di Walk of Japan
Pro tip: salire sullo SkyTree è spesso consigliato come esperienza da bucket list imprescindibile. Io invece consiglio di vivere questi quartieri più “lateralmente”, passeggiando lungo il fiume e cercando scorci tipici di molte serie TV e film ambientati a Tokyo (come il recente capolavoro Perfect Days), e di scegliere soprattutto di visitare il Senso-ji e le strade principali durante i periodi di festa.
SkyTree. Foto di Walk of Japan
Minato: la Tokyo elegante, la Tokyo che conta
Hamamatuscho. Foto di Walk of Japan
Ginza, Roppongi, Akasaka, Azabudai, Hamamatsucho. Grattacieli, hotel di lusso, ristoranti internazionali, shopping di fascia alta e ovviamente la Tokyo Tower. Qui vivono i VIP. Qui si trovano tutte le camere d’hotel con vista mozzafiato sull’iconico skyline urbano della capitale.
Minato è il volto più globale e sofisticato della città. È ben collegata, ordinata, costosa e offre un accesso comodo all’aeroporto di Haneda, sempre da preferire rispetto a Narita. Qui trovi anche l’installazione TeamLab Borderless ad Azabudai, mentre TeamLab Planets è poco distante. L’isola artificiale di Odaiba e il famoso Rainbow Bridge infatti sono relativamente vicini ad Hamamatsucho.
Mori Tower e Tokyo Tower. Foto di Walk of Japan
Onestamente è la zona che preferisco, perché qui l’urbanistica è complessa, meravigliosa, stratificata e ingegnosa. Gli spazi sono gestiti abilmente e si nota una cura estetica più raffinata e attenta rispetto ad agglomerati come Shinjuku e Shibuya.
Tokyo Tower. Foto di Walk of Japan
Pro tip: spesso zona di passaggio per i turisti più casuali, in realtà qui è bene tenere gli occhi all’insù per ottime opportunità di street photography e cogliere la bellezza dell’architettura urbana di Tokyo. Per evitare le code (e i prezzi) di Tokyo Tower, Shibuya Sky e SkyTree, consiglio di salire al rooftop bar dell’Andaz Hotel per un cocktail pregiato con vista. Se si è in cerca di lusso e shopping/cibo di alto livello, qui si è nel posto giusto. Qui acquisto spesso ingredienti a lunga conservazione di qualità per la mia dispensa: dashi, alghe, spezie, wasabi, condimenti vari o ingredienti secchi.
Tokyo Midtown. Roppongi. Foto di Walk of Japan
Tokyo a puntate: non farsi prendere dalla fretta
Tokyo non è una città da “spuntare” su una lista. È una struttura complessa che richiede scelte consapevoli e molti viaggi per essere compresa, conosciuta, scoperta e amata. Capirne la geografia mentale prima ancora di quella fisica è il modo migliore per non subirla, ma viverla in modo consapevole e con le giuste aspettative. Io stesso, nonostante 10 anni di esperienza di viaggi in Giappone, sento di aver toccato solo la punta dell’iceberg. Prossimamente, infatti, voglio concentrarmi su altre zone (wards): Meguro, Setagaya, Shinagawa, Kōtō ed Edogawa.
Vista dal rooftop bar di Andaz Hotel, Toranomon Hills. Foto di Walk of Japan
Impossibile vedere tutto a Tokyo: meglio viverla bene e conservarne un bel ricordo. Il trucco? Accettare di dover tornare più volte, di trovare il coraggio di entrare in izakaya nascosti con la paura di non capir niente di ciò che si legge e ciò che si dice e lasciarsi sorprendere, ogni volta, con stupore. Ci vuole pazienza e dedizione: impegnarsi a viaggiare, pure così lontano, non è una cosa alla portata di tutti - non tanto per i soldi (oggi lo yen è davvero bassissimo e si trovano collegamenti aerei molto economici considerando la distanza) ma per il tempo, le energie e l’elasticità mentale che servono per adattarsi piacevolmente al Giappone.
Piccolo izakaya a Nippori. Foto di Walk of Japan
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